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“…A casa nostra. Cronaca da Riace”, il libro che ha dato un volto e una voce ai migranti

Libro Riace fumettodi Mariateresa Ripolo-Storie e volti di uomini, donne e bambini dei quali spesso non si conosce neanche il nome, alcuni ‑più di duemila solo nel 2018 ‑trovano la loro fine in mare e lì ci rimangono per sempre. Altri riescono a trovare la loro "Terra promessa" dopo un'infinita sequela di peripezie: torture, maltrattamenti, violenze fisiche e psicologiche. Storie dai contorni macabri e volti scarni, esausti, rigati dalle sofferenze e dalle violenze subite. Quelle storie e quei volti che Marco Rizzo, giornalista e sceneggiatore, e Lelio Bonaccorso, illustratore e fumettista, hanno ascoltato e raccontato prima in "Salvezza" ‑un'opera di graphic journalism pubblicata nel 2018 che racconta la loro esperienza a bordo della nave Aquarius ‑e adesso in "...A casa nostra. Cronaca da Riace", altro libro illustrato edito da Feltrinelli Comics che racconta il loro viaggio nei posti dove quegli stessi migranti hanno da un lato trovato la loro "salvezza" e dall'altro la loro condanna. Perché se ci si ritrova a vivere a San Ferdinando in un accampamento abusivo in pieno inverno, la condanna può essere come quella di Becky e Suruwa, morti carbonizzati per ripararsi dal freddo.

In questa ultima opera disponibile dal 12 settembre in libreria, Rizzo e Bonaccorso uniscono ancora una volta i loro talenti proponendo ai lettori un racconto illustrato per conoscere meglio quei luoghi che in Calabria hanno accolto e continuano ad accogliere i migranti: Riace, Gioiosa Ionica, San Ferdinando. Un racconto fatto di storie vere e che mette al centro l'esperienza di Riace quando il suo sindaco era ancora Mimmo Lucano.

Considerando l'impatto che le immagini possono avere sul lettore, raccontare questa vicenda attraverso un libro a fumetti può essere un modo più efficace per far capire il dramma che i migranti vivono?

LB: Il fumetto è sicuramente un mezzo efficace e immediato soprattutto in un'epoca in cui la gente ha sempre meno tempo ed è soprattutto universale, perché un'immagine può essere compresa da qualcuno che parla una lingua differente. Parlare di quello che succede ai migranti nel Mediterraneo in "Salvezza" e quello che accade dopo in "...A casa nostra. Cronaca da Riace" è stato utile per arrivare a chi spesso non conosce determinati meccanismi. Soltanto con la semplicità del fumetto siamo riusciti ad arrivare ad una fetta maggiore di pubblico.

MR: Certo, non solo perché il fumetto è un linguaggio atavico che risale secondo alcuni alle pitture rupestri, ma anche perché oggi viviamo in un mondo in cui siamo bersagliati da immagini, informazioni, notizie e dedichiamo sempre meno tempo all'approfondimento delle notizie, quindi il fumetto, unendo immagini e testo, può veicolare queste informazioni in maniera rapida e fornire, allo stesso tempo, spazio alla riflessione.

Siete stati tre settimane a bordo dell'Aquarius come avete raccontato in "Salvezza", cosa vi è rimasto di quell'esperienza?

LB: Due cose. Rabbia per le sofferenze disumane che abbiamo visto, soprattutto quando alcuni insinuano che quella gente non abbia subito davvero le cose che si dicono. E poi un senso di responsabilità nel dover raccontare certe cose, ad esempio il fatto che in Libia ci sono dei campi di concentramento veri e propri dove la gente viene sistematicamente torturata, violentata, uccisa.

MR: Innanzitutto le informazioni di prima mano che ci permettono di conoscere i fatti con maggiore competenza. Certamente anche tanta rabbia perché abbiamo visto ritardi nei salvataggi, un cattivo coordinamento, l'accoglienza che viene riservata ancora oggi alle Ong. Quindi consapevolezza, ma anche un po' di rabbia.

Libro Riace copertinaAvete avuto modo di incontrare Lucano in diverse occasioni, come lo descrivereste?

LB: Mimmo è una persona straordinariamente normale, veramente molto umana, con grandi punti di forza e anche debolezze che lui stesso ha riconosciuto pubblicamente parlando degli errori che ha fatto, ma a cui si deve riconoscere l'idea di un mondo migliore che lui ha applicato, perché quello che forse non passa moltissimo attraverso i giornali è che a Riace si è riusciti a riattivare un circuito di microeconomia che oggi è stato smontato e distrutto.

MR: Una persona normale con un sogno forse "sbagliato" per i tempi cattivissimi e incattiviti che stiamo vivendo. È un sogno che non riguarda solo i migranti e l'inclusione, ma riguarda anche il ritorno alla terra, alle antiche tradizioni, a concetti come l'acqua pubblica. Un sogno che si scontra con la burocrazia, vedremo cosa dirà il tribunale in proposito. Abbiamo visto un uomo afflitto e preoccupato per le sorti delle persone che aveva aiutato in questi anni e che sono state dislocate in giro per l'Italia.

Qual è secondo voi la percezione che le persone comuni hanno del fenomeno migratorio? Come reagiscono abitualmente quando ne parlate?

LB: Ci sono sia persone informate sull'argomento, sia persone che sono vittime della disinformazione e sono mosse dagli stereotipi razzisti che si ascoltano continuamente. Però dall'altra parte ci sono, spesso, persone vittime di questa disinformazione, che appena si accorgono della nostra buona fede e del fatto che portiamo informazioni di prima mano, ovviamente verificabili, cambiano idea. Noi portiamo dei dati. Molti dubitano affermando che nelle immagini i bambini sono in realtà bambolotti, oppure sento dire che questa gente in realtà non ha subito torture. Io ho visto sulla nave i segni delle torture. È anche vero che i migranti non hanno mai spazio in televisione, si parla di migranti ma si vedono pochissimo le loro storie, noi abbiamo cercato di dare voce a loro perché la potenza dei nostri libri sono le loro storie. Qualche anno fa le Ong erano "gli angeli del mare", oggi sono "i taxi del mare", è chiaro che c'è un problema di comunicazione.

MR: Purtroppo si ha una conoscenza molto superficiale del fenomeno, spesso si parla di migranti ma loro non vengono coinvolti in prima persona. Questo tema non può esimere dal racconto delle ragioni per cui la gente scappa, sono ragioni diverse, non solo economiche ma anche legate ai cambiamenti climatici, alla miseria, alle persecuzioni religiose o dovute all'orientamento sessuale. Un tema così complesso viene spesso trattato con superficialità e con fini propagandistici, non ci si può solo basare su quello che passa attraverso determinati talk show.

Libro Riace TavolaQual è la storia che vi porterete nel cuore di quelle che avete raccontato in "...A casa nostra. Cronaca da Riace"?

LB: Ce ne sono tante, di questo ultimo libro la storia che mi ha più colpito è forse una storia che volevamo raccontare, ma alla fine non ci siamo riusciti perché non abbiamo trovato nessuno disposto a parlarci di lui, soltanto gli operatori dello Sprar a Gioiosa Ionica. Si tratta di un ragazzino di appena diciotto anni, Suruwa Jaiteh, siamo andati nel posto dove lui è morto a San Ferdinando. Pensare ad un ragazzino che muore così nel silenzio è molto triste.

MR: C'è la storia di un ragazzo egiziano che è stato picchiato per la sua religione, perché cristiano, è scappato, è riuscito ad arrivare in Italia, ha dei problemi cognitivi. Insomma, una persona che, oggi, se le regole venissero applicate come dovrebbero, dovrebbe avere un permesso speciale e, invece, gli hanno dato una semplice protezione umanitaria. Con il nuovo decreto sicurezza rischia un rimpatrio e quando gli abbiamo prospettato questa possibilità, lui è scoppiato a piangere e ci ha detto: «Non posso tornare in Egitto, la mia casa è questa, io in Italia sono rinato».

La Marvel ha dedicato una storia a fumetti ai migranti ambientandola proprio a Riace nell'uscita di Marvel Comics #1000, l'avete vista? Cosa ne pensate?

LB: Che la Marvel abbia deciso di dedicare una storia a Riace è sintomo del fatto che ci osservano anche da fuori. È giusto che si difenda un'iniziativa come quella di Lucano, anzi io preferirei che l'accoglienza fosse fatta in maniera diffusa e in maniera intelligente, si dovrebbe adottare un modo come quello che si è adottato a Riace di accogliere la gente per farla entrare a far parte realmente della società e non abbandonarla in un angolo.

MR: È l'ennesima dimostrazione che questi casi fanno molto più rumore all'estero, l'importanza di quello che è stato fatto a Riace viene più riconosciuto da fuori. Nella vita reale non ci sono supereroi o eroi, ed è anche sbagliato dire che Mimmo Lucano sia un eroe perché forse anche averlo posto su un piedistallo ha contribuito a farlo diventare un obiettivo per chi fosse in cerca di un nemico da abbattere.

Cosa ne pensate della recentissima rimozione del cartello che descriveva Riace come "paese dell'accoglienza" e della questione sulla presunta ineleggibilità che vede coinvolto il nuovo sindaco di Riace Trifoli?

LB: Sul discorso del sindaco si pronuncerà il tribunale e sarà la giustizia a fare il suo corso. La rimozione del cartello è stata un'operazione veramente triste però non cancella quella che è stata l'esperienza di Riace.

MR: Quello che è uscito è solo un parere del Ministero dell'Interno, quindi aspettiamo che si esprima il tribunale. Per quanto riguarda il cartello credo sia stata l'ennesima operazione mediatica di rimozione collettiva, come se togliere un cartello cancellasse il ricordo nei cuori, come dice Lucano, di quello che è stato fatto a Riace. Sembra un atto politico. Trasmettere Riace come solamente città di due santi, che tra l'altro sono due santi migranti che vengono dall'Arabia, che erano medici soccorritori, è un po' riduttivo e anche un po' sciocco. Vediamo se avranno il coraggio di togliere anche i murales e i vari cartelli sparsi per la città, se si fa così, è chiaro: c'è un accanimento.

Siete stati diverse volte a Riace a fare domande e a raccogliere testimonianze, qual è stata la vostra impressione sui suoi abitanti?

LB: C'era chi difendeva Lucano affermando che forse era stato un po' ingenuo e chi invece ha affermato che «i soldi non si fanno con i negri ma si fanno con i turisti». Non si capisce bene come i turisti si debbano attirare a Riace visto che non ci sono nemmeno i Bronzi! Insomma c'erano pareri discordanti, è vero che Lucano ha perso alle ultime elezioni, ma a Riace Superiore ha preso molti più voti rispetto a Riace Marina.

MR: Nel fumetto raccontiamo anche il parere degli abitanti, è chiaro che il risultato si vede nelle elezioni, ci sono opinioni diverse come è giusto e legittimo che sia. È chiaro che sono state fatte delle promesse dalla nuova giunta, legate al malcontento di come funzionava il processo dell'accoglienza. Sicuramente, come in tutti i piccoli centri, le divisioni sono spesso molto nette.

Dopo aver maturato esperienza sul campo vi siete fatti un'idea di come l'Italia e l'Europa dovrebbero affrontare il fenomeno delle migrazioni?

LB: Non sono un politico e sicuramente ci saranno persone più preparate di me, però posso darti una mia idea. Il fenomeno migratorio varia in base agli eventi storici ed è previsto un pericoloso aumento. Non si possono né fare annegare le persone in mare, né farle morire nei loro paesi e non si possono nemmeno ghettizzare, perché il ghetto poi diventa preda del malaffare e della criminalità. Ci sono interi paesini abbandonati che potrebbero essere ripopolati da queste persone che potrebbero avere, così, una casa e una dignità. Lo farei per chiunque ne abbia bisogno, anche italiani, è una cosa molto importante da ricordare. Riattivare un circuito virtuoso che è quello dei paesini sarebbe un modo intelligente di agire, mi domando perché nessuno lo faccia. Molta di questa gente finisce poi per lavorare in quei campi per una paga misera, cosa che avviene in Calabria, Puglia, Sicilia.

MR: Si dovrebbe sicuramente ragionare sul lungo termine e in maniera collettiva e coesa. Una questione del genere non si risolve sicuramente chiedendo alla Libia di tenere nei loro lager i migranti che arrivano in quell'inferno. Ci devono essere degli obblighi legati a dei trattati internazionali e anche ai finanziamenti europei. Per esempio, se un paese non vuole più partecipare alla redistribuzione delle quote di rifugiati in quel caso si può intervenire in maniera economica. Si dovrà ragionare su come evitare il fenomeno alla base, evitare che la gente abbia la necessità di scappare dalle persecuzioni, e questo si può fare smettendo di sostenere dittature e governi poco limpidi e smettendo di sfruttare quelle terre.